Logo Avis Lombardia
Testimonianze

La testimonianza di Anna

Mi chiamo Anna Maria Gola. Il mio nome può sembrare italiano ma sono polacca al 100%. Ho 26 anni.

Dal 12/01/2009 sono volontaria SVE in Avis Regionale Lombardia partecipando al progetto della durata di un anno.

Vivere in un altro paese non è una cosa per me cosi nuova cosi come l’esperienza del volontariato. Ho vissuto per un periodo in Germania e in Inghilterra lavorando e svolgendo l’attività di volontaria. L’esperienza davvero nuove invece è vivere in Italia con la sua cultura, lingua, usa costumi.

I motivi per cui ho scelto lo SVE sono molti: sono sempre interessata a nuovi paesi, ma non solo come turista. Inoltre volevo cambiare la mia vita e prendere tempo per pensare a quale la sarà mia strada. Da sempre sono interessata al Terzo Settore (su questo argomento verte la mia tesi di laurea), sono volontaria da 11 anni. Ho scelto l’Avis perché sono interessata alla problematica di salute (sono stata istruttore di primo soccorso) ed ero anche donatrice di sangue in Polonia.

Il lavoro congiunto tra l’Italia e la Polonia è arricchente e di apertura per entrambe le parti. Tutto cioè fondamentale in una società dove la multiculturalità è un aspetto preponderante.

Il progetto a cui partecipo in Avis Regionale Lombardia si chiama: “Blood Donors Ambassadors”. È il progetto per la promozione della donazione di sangue nei diversi gruppi etnici in Lombardia. Mi occupo anche (come supporto allo staff) di campagne promozionali per il volontariato, promozione della salute, conferenze e convegni dell’Avis.

All’interno è prevista anche una parte personale. Il mio progetto personale prevede lavorare con la minoranza polacca in Lombardia. Vorrei promuovere l’Avis nella mia comunità ma anche favorire l’integrazione fra polacchi e italiani. Spero che quest’attività mi permetta di sviluppare le mie attitudini giornalistiche e promozionali.

 

La testimonianza di Aurelia1010562_10151416960337245_1190187715_n

Mi chiamo Aurélia Indrieri e ho ventisei anni. Come diceva Anna, nella sua testimonianza (vedere qui sopra), il mio nome può sembrare italiano. Ed è normale: i miei bisnonni erano, infatti, italiani. Io però sono e mi sento 100% francese e quando sono arrivata in Italia per svolgere il mio SVE mi sentivo chiaramente all’estero, anche se, col tempo, ho trovato sempre più similitudini tra la cultura italiana e quella francese.

 Ho scoperto il Servizio Volontario Europeo su internet, in un momento in cui sentivo il bisogno di cambiare qualcosa nella mia vita, di muovermi e di vedere altri orizzonti, sia da un punto di vista lavorativo che luogo di vita. Ho capito subito che lo SVE corrispondeva perfettamente a quello che cercavo: l’opportunità di vivere un’esperienza inedita lontano di casa e la possibilità di farlo essendo utile allo stesso tempo.

Dedicare un anno a tempo pieno della tua vita a un progetto di volontariato all’estero è una scelta coinvolgente e impegnativa, però ideale per vivere pienamente sia l’esperienza di vita all’estero che quella di volontariato (entrambi sconosciute per me). Personalmente non rimpiango nulla della mia scelta, anche se la strada che ha preso e prende oggi la mia vita è cambiata completamente da quella che immaginavo prima di fare lo SVE, o forse, non ripiango proprio perché è cambiata dai piani previsti.  

Ho scelto il progetto di Avis “Blood Donors Ambassadors” perché sono infermiera nel mio paese e, dopo l’esperienza vissuta all’ospedale come professionista, sono particolarmente sensibile all’importanza della donazione di sangue.  Mi piaceva molto l’idea di contribuire, indirettamente, al miglioramento della salute dei malati. Per il mio progetto personale, ho scelto di fare la promozione del Servizio Volontario Europeo nelle scuole perché è un’opportunità troppo poco conosciuta dai giovani. Lavorare a contatto con i bambini e con gli adolescenti è qualcosa che mi rende molto felice.   

Grazie allo SVE, ho scoperto il mondo del Terzo Settore e, oltre a maturare delle nuove competenze professionali (lingua, comunicazione), ho sviluppato un interesse per il volontariato, i cui valori corrispondono ai miei. Lo SVE è anche sinonimo d’incontri e mi sono fatta degli amici in tutta l’Europa. Adesso il mio sguardo sull’Europea è diverso: quando leggo il giornale e vedo una crisi o un evento da qualche parte, penso a Viktoria, a Michael, a Juan, a Yosef o a tanti altri che conosco e mi sento più coinvolta.

Il mio SVE è stato un anno pieno di scoperte e di condivisione. Scoperta dell’Italia, scoperta dell’altro e scoperta di me stessa. Ho imparato tanto su di me, sulle mie capacità di adattamento, di apprendimento e la paura di ritrovarmi da sola in un luogo sconosciuto è diminuita. Nello SVE, parti da solo ma non ti ritrovi mai completamente da solo, in quel senso è organizzato perfettamente.  Per me, il Servizio Volontariato Europeo è una forma bellissima di scambio nella quale un giovane può dare quanto ricevere.  Da quest’esperienza, mi resta la voglia di viaggiare, di donare, di scoprire sempre di più e di incontrare l’altro… il mondo è aperto, e il mio mondo è più grande.